Lo scorso post si intitolava “Sui due
vagabondi e sul loro Radio Punx”, e mi è piaciuto.
Perché “vagabondo” è una parola
che adoro. E, a leggerla bene, dipinge alla perfezione la condizione
mia e di Jean Claudio di questi ultimi cinque anni.
Da quando, cioè, gli ho proposto di
fare Radio Punx.
Quanti chilometri abbiamo fatto grazie
a questa storia?
Siamo partiti un sacco di volte, e
quindi un sacco di volte siamo un po' morti.
Ché partire è un po' etc etc.
Ma quella volta...
Quella volta fu strana forte. Lo è
ancora, strana forte, a pensarci.
È il 2007, e noi partecipiamo a un concorso. In Italia è il concorso per “nuovi” fumettisti più
importante. Mandiamo le tavole in ritardo, un attimo dopo l'ultimo
momento disponibile.
Partecipiamo sì, ma mica ci crediamo
così tanto.
Se selezionati, i finalisti dovranno
parlare del loro progetto, durante la Fiera di Lucca, davanti a
editori VERI, che possono farlo diventare un libro VERO.
Tipo questo, per intenderci, solo con gente meno brava a farlo.
Partecipiamo sì, ma -diciamola tutta-
non ci crediamo per un cazzo.
Tanto per un cazzo che ci facciamo i
biglietti dell'aereo per il giorno successivo a quello della
potenziale discussione con gli editori. Editori VERI, ci tengo a
ribadirlo.
Tanto, figurati se.
Poi ci telefona uno. Un tizio che poi,
anni dopo, diventerà un barbuto cui vogliamo bene. Ci chiama da
Lucca. Lucca Comics. Ci dice che siamo in finale al concorso. Penso a
uno scherzo. Ho amici bastardi, li conosco bene i loro scherzi,
questo è proprio lo stile tipico di
No. Niente scherzi. Il prefisso è
esatto, e non proviene dal Regno di Sardegna. Arriva dal Granducato
di Toscana.
Ci tocca rifare i biglietti, porco
Andreotti.
Non diciamo nulla perché non vorremmo essere troppo didascalici
Ricordo il viaggio in aereo. Io e Jean
eccitati come bambini, pieni di speranze e di “ma ti immagini se”.
Ridiamo, fibrilliamo (eh? Boh.).
Poi, sogghignando, lui mi confessa di
aver lasciato a casa le tavole originali.
A casa. A tipo
novantamilionidichilometri da Lucca.
Il gelo.
"Cosa CAZZO hai fatto, Jean? COSA-CAZZO-HAI FATTO?"
Io mi chiudo in me stesso, un broncio
che nemmeno Arnold con Willis. Diciamola tutta: lo voglio
accoltellare, gli voglio mangiare il cuore, togliere lo scalpo,
mitragliare con un kalashnikov cazzo. Mi blocca il fatto che mi
ingabbierebbero e non potrei diventare un fumettista famoso.
Non gli parlo per tipo due ore.
Ricomincio quando l'autobus arranca per quelle eccezionali strade
lucchesi piene di alberi che perdono foglie gialle. Uno stereotipo
d'autunno, in un periodo in cui da noi si va ancora in giro con quella nostra maglietta fina, alla Baglioni.
Ricomincio a parlargli, ma lo guato con
occhi iniettati d'odio. Roba che adesso mi appenderei per le palle,
se avessi il coraggio di farlo. Lo perdono solo quando, arrivati
davanti alla commissione, capisco che praticamente nessuno dei
concorrrenti ha portato le tavole originali.
Mi ci vuole quella consapevolezza e una
birra. Anche due. Dopo la seconda birra divento come san Francesco,
potrei perdonare Charles Manson.
Figuriamoci il socio, che gli voglio un
bene dell'anima.
Comunque, la taglio corta.
No, non vinciamo. Arriviamo in finale e
non vinciamo. Come l'Olanda di Crujiff.
Lo sai cosa diceva Pezzali, no? È la dura legge del gol, Johan.
Ché a vincere subito non c'è gusto
(I'm a loser, baby, so why don't you kill me?). Prima bisogna
viaggiare di nuovo, aereo treno nave (rigoroso passaggio ponte) auto
bici pullman piedi.
Ce lo dice il nostro nome: siamo Chine
Vaganti. Dobbiamo muoverci, per non seccarci.
Muoverci.
Per non.
Seccarci.
Grazie, Radio Punx. Grazie, Chine Vaganti.
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